Francesca Barzini

Introduzione catalogo…….

Francesca Barzini – intervista, novembre 2010

Ci incontriamo alla galleria ‘Il Gabbiano’ e capisco subito che sarà facile entrare in comunicazione con Valeria. E’ arrivata a Roma da Berlino con i suoi quadri. Un altro giovane talento che ci siamo fatti scappare. Scegliere l’altrove è ormai quasi un manifesto politico. Come una dichiarazione di non appartenenza. Valeria Cademartori senza inutili convenevoli mi vuole accompagnare attraverso il percorso artistico che l’ha portata a ‘Entropia’.

Valeria: ” Questi quadri sono uno sviluppo del lavoro che ho fatto qualche anno fa, a Napoli.”

Francesca: “Napoli?”

V.: “Si, un mio amico regista mi aveva chiesto se volevo dare la mia testimonianza di artista a Bagnoli, dove aveva girato un bel cortometraggio, ispirato al libro ‘La dismissione’ di Ermanno Rea. Alla vista dello stabilimento ormai deserto dell’Italsider sono rimasta colpita dalla complessa struttura dell’ultimo impianto rimasto, dalle sue forme, nel loro dettaglio. Ci ho lavorato a periodi, nell’arco di due anni. Ho sentito che era una sfida e l’ho accettata. Non era diverso da quando disegnavo gli intrecci dei rami degli ulivi nel Salento.” Nei quadri della precedente mostra si sente tutto il drammatico e irreale silenzio degli stabilimenti vuoti, un tempo pieni di gente, di urla, di frastuoni. Il silenzio di adesso e’ figlio degli errori. La scommessa dell’industria pesante al sud e’ stato un innesto non riuscito e ha distrutto un luogo che era magico. Un trapianto che dopo decenni ha innescato la crisi di rigetto.

F.: ” Hai usato la parola sfida…Cosa, chi vuoi sfidare? “

V.: “Innanzi tutto me stessa, per vedere se riesco a rapportarmi e a dialogare con il caos. La memoria è un fenomeno complesso, dal momento che elabora, modifica e stratifica i ricordi.”

F.: “Dall’acciaieria a questi quadri come ci sei arrivata?”

V.: “Sono andata a vivere a Berlino, ma quelle immagini sono venute con me. Con la mente continuavo a lavorarci. Avevo realizzato inoltre un audiovideo con un mio amico, in cui quei primi quadri si componevano e si sovrapponevano l’uno con l’altro, seguendo il ritmo di una musica metallica. E ho deciso di dargli una forma pittorica. Il risultato è una stratificazione di trasparenze – un tema che ho già inseguito in passato –, un’immagine diversa, penso, sia rispetto a quelle originarie ‘dal vero’, che a quelle elaborate nel video. M’interessava sperimentare un rapporto tra il linguaggio ‘storico’ della pittura e quello digitale.”

F.: “Perché ENTROPIA?”

V.: “Entropia in fisica è una grandezza. Viene intesa come misura del caos di un sistema fisico, più in generale dell’universo. Gli stati entropici sono rappresentati dalla lettera S , per questo ho intitolato i quadri S 1 , S 2, eccetera. Ma per me rappresenta piuttosto uno sguardo interiore. L’entropia è il passaggio da uno stato ordinato a uno disordinato, in questi quadri la composizione diviene complessa. Quasi fosse un atto di ‘pittura nella pittura’, se così si può dire. Sono attratta dalla complessità, forse perché nella mente sono presenti immagini sovrapposte, non sempre nitide, risultato della loro sedimentazione nel tempo.” Si avverte dunque un passaggio artistico figlio di una riflessione sull’archeologia industriale che ha portato Valeria verso un’astrazione, seppur ancorata al reale.

F. : ” ENTROPIA fa parte del tuo percorso di artista?”

V.: ” Le geometrie astratte mi hanno sempre affascinato. L’elemento più importante per me in un quadro è la composizione, l’ equilibrio, o anche lo sbilanciamento, di luci, ombre, pieni, vuoti, linee di forza e volumi, che nel loro insieme devono ‘funzionare’, ossia raggiungere una loro relazione armonica, quale che sia. Questo anche quando ritraggo volti, esseri umani, stati d’animo.”

F.: “Quando prepari una mostra ti dai un tema sempre nuovo?”

V.: “Mi piace sorprendermi, ripetermi mi annoia . Nell’arte si tende a ripercorrere la stessa strada quando ci si accorge che funziona. A volte e’ il mercato stesso che condiziona gli artisti a ripetersi all’infinito. La libertà è anche poter inseguire quello che ti attrae, in ogni momento. Credo però che si possa ritrovare sempre un filo che lega , nel tempo, sia il mio linguaggio che il mio percorso pittorico.”

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Francesca Barzini – interview, november 2010

We have arranged to meet at the ‘Gabbiano’ gallery and I immediately sense that communicating with Valeria will be easy. She has just arrived in Rome from Berlin with her paintings. Whoops, there goes another young talent we have allowed to flee. Nowadays, choosing ‘somewhere else’ has almost become a political statement; a way of declaring one’s non-belonging. Valeria Cademartori wants to take me on her artistic journey that has lead to ‘Entropia’, straightaway.

Valeria: “These paintings are a development of the work I was doing a few years back, in Naples”.

Francesca: “Naples?”

V.: “A friend, who is a film director, had asked me if I wanted to give my artist’s impression of Bagnoli, where he had shot a wonderful short film inspired by Ermanno Rea’s book ‘La dismissione’ (‘The Divestment’). When I visited the Italsider factory, which was by then empty, I was struck by the complex structure of the last remaining plant and by the details of its single parts. I worked on this theme, on and off, for over two years. I felt it was a challenge for me and I accepted it. It wasn’t very different from when I was drawing the twisty, knotted branches of the olive trees in the Salento (an area of the Puglia region ).” In the paintings of Valeria’s previous exhibition, one perceives all the drama and eerie silence of the empty factories, once filled with the roar of machines and the cries of people. The silence of today is a result of one mistake too many. The gamble taken on heavy metal industry in Southern Italy didn’t pay off and destroyed what was once a magical place. After decades the implant has triggered off a rejection crisis.

F.: “You used the word challenge… What or whom do you want to challenge?”

V.: “First and foremost I’d like to challenge myself; see if I can relate to chaos and engage with it. Memory is a complex phenomenon, since it elaborates, modifies and stratifies.”

F.: How did the pipes of the steelworks lead you to these paintings?

V: “I went to live in Berlin, but those images stayed with me. Mentally, I was still continuing to work on them. I had created an audio-video with a friend, in which the earlier paintings combined and overlapped to the beat of metallic music, and I decided to give them a pictorial form. The result is the overlapping of transparencies – a theme I have always pursued – a different image however, compared to the earlier ones, those ‘from life’, and the video animated ones. I was interested in establishing a dialogue between the ‘historical’ language of painting and the more recent digital one.”

F.: “Why ENTROPIA?”

V.: “In physics Entropy is a measure. It is intended as the measurement of the chaos existing in a physical system, more generally in the universe. Entropic states are represented by the letter S, and this is why I have entitled the paintings S 1, S 2, and so on. However, to me Entropy suggests casting an inward glance. Entropy is the gradual transition from an ordinary to a disorderly state; in these paintings the composition gets more complicated, as if it were a journey of ‘painting within the painting’, if one can say that. I am attracted by complexities, since the mind is made up of overlapped images, ones which are not always clear, because of their sedimentation in time.” Therefore, one perceives an artistic process, born of Valeria’s reflection on industrial archaeology, which has driven her towards a type of abstraction still, however, linked to the real.

F.:” Is ENTROPIA part of your artistic development?”

V.: “I have always been fascinated by geometric abstractions. I believe that the most important elements in a painting are the composition, the balance and imbalance of light, shadow, full and empty spaces, volumes and lines of force, all of which need to work together to reach a harmonic connection, whatever that is. This also applies when I depict faces, moods or human beings.”

F.: Do you always work on a new theme when preparing for an exhibition?”

V.: “I like to surprise myself, repetition bores me. In art people tend to go down the same path over and over again when they realise what works. Sometimes, it is the market itself that conditions artists to repeat themselves, endlessly. Freedom also means attempting to pursue what attracts you, at all times. However, I find that over time, one can always discover a thread that is common to both my language and my artistic journey.”

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